Torre di Santo Stefano

La torre campanaria di Santo Stefano sorgeva a fianco di una chiesa romanica e apparteneva al complesso abbaziale dei monaci benedettini, fondato nel 1044, dedicato al protomartire Stefano e al Santissimo Salvatore. La titolazione deriva da una chiesa preesistente, situata in un’area suburbana, donata ai monaci benedettini, forse il 1042.
Nel corso dell’XI secolo i benedettini si avvantaggiarono di altre donazioni accordate dalle autorità e intorno alla metà dello stesso secolo si colloca l’edificazione del campanile di Santo Stefano e del complesso abbaziale. La sequenza dei sei piani della torre campanaria, in cui si alternano progressivamente in altezza apertura da monofora fino a trifora, culminava in origine con una copertura a cuspide e contraddistinta da archetti pensili di raffinata fattura, rappresenta l’emblema dell’allora potere abbaziale.
Fin dall’età moderna il campanile è risparmiato dalle demolizioni, ad eccezione di quella apportata alla cuspide nel 1854, eseguite in momenti diversi agli altri edifici del complesso abbaziale. Nel 1558 il maresciallo Brissac, per ragioni di difesa della città, ordina l’abbattimento della chiesa (ricostruita poi dai benedettini). Nel 1757 è la volta degli edifici abbaziali, i quali, ormai abbandonati dai monaci, sono demoliti per ampliare il giardino di Palazzo Perrone. In quel medesimo periodo, essendo ancora in vita l’abbazia, soppressa poi nel 1802, l’abate Gaspare Amedeo San Martino della Torre, decise di trasformare il superstite granaio addossato al campanile in chiesa, successivamente demolita nel 1898 per ingrandire i giardini pubblici.
Da allora la torre è divenuta una delle più importanti testimonianze, simbolo, un tempo, dell’importante ruolo rivestito in campo religioso e sociale dal centro monastico e ora romanico emblema della città.

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