Anfiteatro Romano

Sul finire del I sec. d.C. anche Eporedia venne dotata di un anfiteatro, un grande edificio di forma ellittica destinato a ospitare da dieci a quindicimila spettatori, dedicato a i giochi dei gladiatori, agli spettacoli di caccia e alle esecuzioni capitali dei "dannati ad bestias", ovvero di coloro che erano stati condannati a essere sbranati o dilaniati da bestie feroci.
Il complesso sorse lungo la via per Vercelli, addossato a sud a un poderoso muraglione che aveva la funzione di sostegno per il terreno digradante.
L'edificio venne costruito su un terrapieno arginato interamente dal muro del podio e, verso l'esterno, da una muratura anulare rinforzata da una serie di concamerazioni semicircolari, in parte ancora ben visibili, che servivano a contrastare la spinta del terreno. Alle due estremità dell'asse maggiore si aprivano gli ingressi.
All'interno dell'arena un vano sotterraneo collegato da un corridoio agli ambienti di servizio posti sotto la cavea, serviva a movimentare, con l'aiuto di montacarichi, le attrezzature sceniche e gli animali, mentre un passaggio coperto a volta e pavimentato in laterizi che corre al di sotto del podio collegava i vani di servizio costruiti in corrispondenza dell'asse maggiore. Il muro del podio culminava in una lunga transenna decorata da lastre in bronzo ornate da grosse borchie a rilievo.
A ridosso delle murature anulari ancora oggi sono visibili tratti delle strutture di una antica villa demolita per far posto all'anfiteatro. Sorta verso la fine del I sec. a.C. subito fuori città e più volte ristrutturata nel corso di circa un secolo, la dimora signorile aveva diverse stanze decorate da affreschi, i più recenti dei quali datano tra il 50 e il 70 d. C.

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